libri & cultura: La vera storia del pirata Long John Silver
6' di lettura
30/11/-0001
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La vera storia del pirata Long Jhon Silver di BJÖRN LARSSON, edito da Iperborea è un libro piacevolissimo. Ha proprio tutto per piacere al lettore e quando la storia finisce dispiace, perché si sa che non si troverà subito un altro libro così avvincente. |
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del Custode del Golestan
Larsson sorprende per la sua capacità di rivisitare un grande classico quale è “L’Isola del Tesoro”, sfruttando il personaggio principale ed i suoi accoliti per raccontare, in maniera affascinante, del mondo della pirateria, con dovizia di particolari e di aneddoti. E’ evidente che l’autore si è molto ben documentato e che quel mondo lo affascina non poco. Accanto alle nefandezze della pirateria vengono infatti descritti gli aspetti positivi di quel modo di vivere e di come gli armatori “legali” non fossero affatto meno delinquenti. Il libro racconta di paghe infime, di soprusi e di vita infame per i marinai; di traversate dell’Atlantico da incubo per gli schiavi (Larsson fa fare al nostro eroe Jhon Silver una di queste traversate incatenato sottocoperta in mezzo a centinaia di altri deportati), ma anche per i marinai: a volte il tasso di mortalità fra gli schiavi non differiva da quello dei marinai stessi. Ogni traversata era una strage.
Tutto questo e molto altro viene raccontato in prima persona da Long Jhon Silver, che conquista fin dalla prima pagina le simpatie del lettore. Il tono è sempre quello della virile, simpatica canaglia, la quale narra, con la tipica aria sufficiente dello sbruffone, le avventure più avvincenti e terribili. Di seguito qualche “assaggio”, ovvero alcuni frammenti per capire lo stile.
Nel servizio onesto si mangia male, si è mal pagati, si lavora duro; in questo, quello della pirateria, v’è ricchezza e abbondanza, piacere e divertimento, libertà e potere. E chi non farebbe pendere il piatto della bilancia da questa parte, quando tutto il rischio che si corre, nel peggiore dei casi, è uno o due sguardi di traverso quando si è impiccati? No, vita breve ma allegra sarà il mio motto.
(Bartholomew Roberts, capitano di pirati eletto per grazia dell’equipaggio, 1721)
“I gentiluomini di ventura di solito si fidano poco l’uno dell’altro, e fanno bene, sta’ pur certo. Ma io, per me, ho un mio sistema. Se un compagno molla il suo cavo una volta – uno che mi conosca, intendo dire – non ci sarà una seconda volta nello stesso mondo del vecchio John. C’era chi aveva paura di Pew, e chi aveva paura di Flint; ma Flint, perfino lui, aveva paura di me. Paura, e orgoglio”.
(Long John Silver, detto Barbecue, quartiermastro di England, Taylor e Flint)
“Di Silver non abbiamo più saputo niente. Quel formidabile uomo di mare con una gamba sola è finalmente scomparso dalla mia vita; ma sono certo che riuscì a incontrarsi con la sua vecchia negra, e forse se la passa ancora bene con lei e il capitano Flint. C’è da sperarlo, almeno, perché le sue possibilità di passarsela bene nell’altro mondo mi sembrano scarsissime”.
(Jim Hawkins)
Barbecue non è un uomo comune. E’ andato a scuola, da giovane, e sa parlare come un libro stampato, quando ne ha voglia. Ed è coraggioso – un leone non è nulla, in confronto a Long John!
(Israel Hands, secondo di Teach, detto Barbanera, più tardi appartenente alla compagnia di Flint)
Siamo nel 1742. Ho vissuto a lungo. Questo non me lo può togliere nessuno. Tutti quelli che ho conosciuto sono morti. Alcuni li ho mandati io stesso all’altro mondo, se poi esiste. Ma perché dovrebbe? In ogni caso, spero con tutta l’anima che non esista, perché all’inferno ce li ritroverei tutti, Pew il cieco, Israel Hands, Billy Bones, quell’idiota di Morgan che osò passarmi il bollo nero, e gli altri, Flint compreso, che dio l’abbia in gloria, se un dio esiste. Mi accoglierebbero a braccia aperte, con salamelecchi e inchini, sostenendo che è tornato tutto come ai vecchi tempi.
Ma intanto il terrore irradierebbe dai loro volti come un sole ardente sul mare in bonaccia. Terrore di cosa? chiedo io. Certo all’inferno non possono avere paura della morte. Che ve ne pare?
No, non hanno mai avuto paura della morte, visto che per loro non ha mai fatto una gran differenza vivere o morire. Eppure, anche all’inferno avrebbero paura di me. Perché? chiedo io. Tutti, compreso quel Flint che era altrimenti l’uomo più coraggioso che avessi mai incontrato, avevano paura di me.
Nonostante tutto ringrazio la mia buona stella che non siamo riusciti a recuperare il tesoro di Flint.
So come sarebbe andata a finire. Gli altri in pochi giorni avrebbero scialacquato la loro parte fino all’ultimo scellino. E poi sarebbero venuti a cercare il vecchio Long John Silver, l’unica coscienza di cui abbiano mai potuto far sfoggio, assillandolo con le loro suppliche e lusinghe per averne ancora. E’ sempre stato così. Non hanno mai imparato.
Ma una cosa almeno l’ho capita. C’è della gente che neanche sa di vivere. E’ come se non si rendesse neppure conto che esiste. Forse è proprio qui la differenza.
Io ho sempre avuto cara la pelle attaccata a quel poco che mi rimaneva del corpo. Meglio condannati a morte che impiccati con le proprie mani, dico io, se proprio si è costretti a scegliere. Niente di peggio dei nodi scorsoi, a mia conoscenza.
E’ per questo che ero diverso? Perché sapevo di essere vivo? Perché sapevo meglio di chiunque altro che non ci è data che una sola e unica vita da questo lato della fossa? E’ per questo che facevo così paura, ai peggiori come ai migliori? Perché me ne infischiavo della vita eterna?
Forse. Certo è che non ho reso facile a nessuno essermi amico o compagno. Dal giorno in cui ho perso la gamba mi chiamano Barbecue, e non senza buoni motivi. Sì, se c’è una cosa che non dimenticherò mai finché campo è come ho perso quella gamba e guadagnato quel nome. D’altra parte, come potrei? Ogni volta che mi alzo in piedi sono costretto a ricordarmelo.
Buona lettura a tutti.
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Titolo Autore Prezzo Pagine Anno Editore Collana |
La vera storia del pirata Long John Silver Larsson Björn EURO 18,50 11 ed., 496 p., brossura 1998 Iperborea |
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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 16 gennaio 2006 - 12481 letture
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