Libri e Cultura: Dàm.c’ n’arcòlta

Simone Tranquilli e Leonardo Barucca 3' di lettura 25/03/2011 -

Sono poesie in dialetto senigalliese quelle raccolte nel volume Dàm.c’ n’arcòlta (Senigallia, 2010, 102 pp.) che contiene i componimenti di quattro poeti nati a Senigallia e dintorni, Leonardo Barucca, Antonietta Calcina, Andrea Scaloni e Simone Tranquilli, che hanno deciso di mettere insieme non solo le proprie competenze e la propria passione per la poesia e per la letteratura, ma anche il desiderio profondo e più ampio di ridare vigore al dialetto, componente culturale utile a comprendere in maniera più esaustiva le origini di un popolo e gli usi di una città.



È su questo valore fondante della letteratura in dialetto, spesso relegata ai margini dalla critica ufficiale e non considerata alla pari della scrittura in italiano, che ruotano le composizioni degli autori della raccolta.

Autori di diversa età e componimenti di argomento vario: quindi esigenze e sensibilità a volte differenti ma che riescono a trovare comunque alcuni punti di contatto, lasciando trapelare dalle proprie parole un retroterra culturale condiviso. Si passa perciò attraverso la raccolta da uno spunto di riflessione all’altro, senza perdere però quella sottile sensazione di un comune sentire, che tiene strettamente legati insieme i quattro poeti, nel tentativo di dare dignità ad una lingua che è in grado di parlare al lettore, con una carica emotiva ed emozionale ancora oggi dirompente.

Possiamo avviarci alla scoperta della raccolta partendo dalla curiosità di Leonardo Barucca, che nella sua Si calca sera colpisce per la capacità di rappresentazione visiva e per la portata evocativa contenuta nelle sue immagini, che scorrono una dietro l’altra di fronte al poeta, chiaro segnale di un tempo inesorabile che scorre e che solo il ricordo e la rievocazione di un singolo fotogramma sono in grado di fermare, almeno per pochi istanti. Stessa amara considerazione, sebbene in altri termini, possiamo riscontrarla nelle poesie di Antonietta Calcina, che nel tentativo di soffermarsi sui vari elementi dell’umanità, uomini, animali, piante, spende alcune parole per il tempo che svanisce quasi inavvertitamente e che, in Enn com bendul i fioj, è rappresentato dalla presenza dei figli, che “ènn / com l’ bendul su ‘n fior: / na volta c’ènn tutt / e na volta ènn in vol…”.

Accurata attenzione alle situazioni della vita quotidiana si riscontra nei componimenti di Andrea Scaloni, di cui è interessante sottolineare anche la diversa modalità di rappresentazione grafica della pronuncia del dialetto: scelta innovativa e per questo degna di nota, anche se a volte sulla pagina il risultato appare a primo acchito meno chiaro e la comprensione meno immediata, rendendosi in questo modo necessaria una rilettura, senza che per questo il valore delle poesie risulti compromesso. Chiude la raccolta la silloge di Tranquilli, che termina con una resa tutta senigalliese della scoperta dell’America, non priva di toni elogiativi nei confronti della terra natia e di cenni descrittivi del carattere dei suoi abitanti, legati in maniera viscerale alla propria terra, al proprio mare, e alle spiagge indimenticabili che hanno la capacità di sciogliere il cuore.

Questo libro è diponibile presso ioBook






Questo è un articolo pubblicato il 25-03-2011 alle 10:47 sul giornale del 26 marzo 2011 - 10739 letture

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