Libri & cultura: Sospetti e Sospiri

Sospetti e sospiri 3' di lettura 21/10/2011 -

Bastano poche righe per comprendere immediatamente la natura particolare del romanzo di Andrea Mertzlufft Filipponi, Sospetti e Sospiri (Edizioni Simple, 2011, 403 pp.), uscito alcuni mesi fa e già noto per le diverse presentazioni svoltesi in forma di recital nei teatri del circondario, occasioni che hanno reso l’opera, già di per sé valida, conosciuta in varie zone della provincia di Ancona.



La scrittura che la Mertzlufft sceglie per il suo libro si presta in effetti molto bene ad un lavoro di drammatizzazione: in assenza di un narratore esterno, l’autrice sposta di volta in volta il fuoco dell’azione, a rotazione, su uno dei personaggi, offrendo brevi monologhi dai quali è possibile ricostruire le fasi della vicenda e lo sviluppo della trama. In questo modo l’attenzione del lettore si concentra su diversi punti di vista, rivelando una possibilità praticabile ed efficace di narrazione corale, non lasciata al compito del classico narratore, ma affrontata attraverso una pluralità di voci, come se ci trovassimo insomma di fronte ad un narratore collettivo, grazie al quale il genere del romanzo si contamina con la forma del teatro e concretizza al tempo stesso una interessante sperimentazione.

Rinunciare ad un narratore significa non solo dare più rilievo ai personaggi, ma anche mettere da parte le aspettative del lettore, che vorrebbe intuire fin dalle prime battute del romanzo tutte le fasi della storia e la sua conclusione. La Mertzlufft invece sfugge a questa tentazione e cerca di costruire una narrazione a più voci, a causa della quale inizialmente si fatica ad entrare con consapevolezza nella storia e a comprenderne le sfumature, ma a poco a poco, attraverso i dialoghi, le riflessioni e soprattutto le reazioni dei protagonisti si può cogliere la dinamica dell’intreccio nel suo senso più profondo. Il romanzo è ambientato in una Montalboddo ottocentesca, i cui contorni temporali risultano però molto sfumati e poco connotati: tra l’antica Ostra e i paesi vicini si svolgono le azioni dei protagonisti, che rappresentano il dramma e la difficoltà di comunicazione tra le varie classi sociali, in un contesto, quello di fine Ottocento, in cui ancora le differenze di classe sembrano aver valore, ma mostrano già i primi segni di cedimento.

L’argomento principale del romanzo, che si evince dai primi due interventi narrativi dei protagonisti, è il tema dell’innamoramento e dell’amore, vissuto al di là delle barriere sociali ma non per questo meno privo di ostacoli. Anzi è nella delicata rete di relazioni che si intesse tra i membri delle varie famiglie coinvolte nella vicenda che si coglie l’attenzione dell’autrice per la società del tempo: società che non vuol dire solo struttura e istituzioni, ma anche e soprattutto atteggiamento e modo di porsi degli individui di fronte alla realtà.

Ecco perché nel libro della Mertzlufft colpisce l’attenzione riservata alle reazioni dei personaggi, alle loro sensazioni e alle esternazioni del loro vissuto quotidiano: da tutti questi elementi emerge la sensibilità dell’autrice, affinata dall’esperienza e marcata inevitabilmente da un forte tratto di femminilità, ancora più evidente quando viene descritto in maniera toccante, con caloroso trasporto e con travolgente passione il dramma dell’amore, specie quando non è corrisposto e quando il sentimento lascia spazio alla gelosia, come si nota nelle parole di Virginia, gelosa di fronte al fiorire del sentimento tra Girolamo e Caterina: “La prende per il braccio e le sussurra all’orecchio. Li osservo con tale intensità che credo di sentire il tocco della sua mano, il suo fiato caldo sulla mia pelle. È dolce miseria. […] Cerco di evitare la vista di lui, di lei, ma i miei occhi non riescono a sottrarsi alla loro attrazione magica”. Sono i sensi, visivi, uditivi, tattili, a dettare i comportamenti dei personaggi e a segnare quindi i passaggi più densi e più coinvolgenti del romanzo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-10-2011 alle 17:57 sul giornale del 22 ottobre 2011 - 10645 letture

In questo articolo si parla di cultura, libro, Giovanni Frulla

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