Libri & Cultura: I Soliti Ignoti noti… mostri
5' di lettura
29/04/2013
- Non bastavano gli incubi nel sonno o i mostri dell’infanzia? No. Nemmeno gli affanni e i problemi che possono insorgere durante una semplice giornata sembrano sufficienti. Evidentemente no, perché perfino quando ci gettiamo tra le nobili e piacevoli braccia di una lettura di un qualsivoglia romanzo accade che… accade che accade.
Sì, anche un libro nasconde tra le minuziose rilegature delle sue pagine, tra anfratti imperscrutabili dove nemmeno un granello di polvere riuscirebbe ad infilarsi, i suoi mostri. Il lettore ne è consapevole ma li tace, i ricordi peggiori vanno rimossi lo sappiamo tutti. Altrimenti non si spiegherebbe il perché ci si ostini a leggere di nuovo un altro libro e di nuovo lì presenti gli stessi mostri, gli stessi incubi. Sicuramente in questo momento starete facendo i sorpresi, gli ignari: ma di cosa sta parlando? quali mostri? E’ la classica reazione di chi non vuole ammettere, di chi non vuole vedere. Psicologia spicciola insomma.
Allora a voi non è mai capitato di ritrovarvi a casa vostra, di notte, mentre fuori piove… ed avete iniziato a leggere da circa una mezz’ora e all’improvviso vi sentite stanchi: avete alle spalle una giornata di lavoro o di studio o di divertimenti, e le palpebre cedono, scricchiolano. Il sonno vi chiama da lontano. Ma voi resistete, arcigni. Vi date uno scossone, vi sistemate meglio a sedere e spalancate gli occhi come se foste superattivi o fingete di esserlo - piuttosto ridicolo tutto ciò -. A questo punto cercate di individuare l’ultima parola che avevate letto. Non lo ammettete ma il sonno vi aveva spento in qualche punto della lettura. Eppure ero arrivato qui, pensate, mentre andate alla ricerca di quella parola. Allora, interdetti, scorrete col dito più avanti. E qualcosa vi spaventa, vi inquieta. Perché all’improvviso scoprite di essere arrivati alla pagina successiva. Sì… sicuri e forti dell’evidenza riconoscete l’ultima frase… ma non quelle precedenti! Chi è stato a leggere?! Vi guardate alle spalle nel caso in cui qualcuno fosse entrato in casa a vostra e senza che ve ne accorgeste vi ha spostato il dito in avanti.
Preoccupati ripercorrete una ad una quelle terribili frasi sconosciute che avreste dovuto invece conoscere. Ora non sapete più cosa fare. Ma capite bene che l’unica strada, la più onesta sarebbe quella di ri-iniziare da capo, dall’ultimo ricordo sano e intatto dell’intera vicenda. Accettate la sfida. Non demordete, non vi date per sconfitti come foste dei pavidi combattenti. Presi da un inutile e infruttuoso coraggio che vi acceca non vi rendete conto che invece, l’unica e la sola cosa saggia da fare, sarebbe quella di chiudere tutto e andare a dormire. Ve ne pentirete, anzi pentiti già lo siete. Perché lo sapete, sapete che l’indomani dovrete ricominciare tutto da capo, un’altra volta. E con quel gran senso di colpa, perché non si fa così, non ci si comporta così, deciderete di ripartire da una pagina di giorni e giorni e giorni prima, giusto per essere sicuri e per mettervi l’animo in pace.
Abbiate adesso il coraggio di negare tutto. Riconoscete questo incubo? Lo avete mai visto dritto negli occhi questo mostro libresco sì o no? Noto che qualcuno scuote leggermente la testa acconsentendo. Bene così, l’ammissione della malattia è il primo passo verso la guarigione. Ma non tranquillizzatevi troppo, di mostri i libri ne sono zeppi e certi di veramente fastidiosi. Prendete ad esempio lo spuntare dietro l’angolo di quella frase che proprio non capite. Inizialmente andate oltre, soddisfatti, ma poi qualcosa vi pungola e ci ritornate col pensiero: vorrà veramente dire questo, ciò che c’è scritto? No, purtroppo non vuol dire quello. E qui ha il via il dramma: una, due… cinque, dieci, quindi, trenta volte la rileggerete ma nulla, non ne venite a capo. Poi giungerete ad un compromesso, ad un armistizio: metà della ragione di una certa verità la lasciate alla frase e l’altra metà ve la prendete voi. Liquiderete tutto alla fine, sensi di colpa e preoccupante incapacità di comprensione ricordandovi che in fondo il significato, l’interpretazione della poesia è qualcosa di profondamente personale, di soggettivo e non oggettivo. Peccato che non state leggendo una poesia ma la frase di un chiaro e preciso ragionamento.
Bene, ci sto prendendo gusto nell’agghindare la sfilata dei bei mostriciattoli ghignanti della pagina. Uno, l’ultimo e poi basta, leggero leggero… Grazie. Cosa mi dite dei nomi? Magari quelli russi? Siete all’inizio di un libro e già vi si presentano duecentotrentaquattro nomi e in voi sorge giustamente il dubbio che non ve li ricorderete pagine avanti e così non capirete la trama e vi toccherà rintracciarli uno ad uno ritessendo di ognuno la propria storia. E magari un nome come questo: astreghjkslonghurc’kdeonjaerfgojovskj. Compito ingrato, soprattutto quando i nomi degli altri personaggi appariranno spudoratamente simili come gocce d’acqua e dovrete fare il gioco delle differenze per cui l’altro avrà solo una “g” in più o in meno…
Ora, se vi state appassionando anche a voi e volete contribuire all’ampliamento della galleria dei mostri della pagina non esitate a lasciare un commento. Solo così, riconoscendolo e parlandone lo distruggerete.
Come non augurarvi Buona Lettura…
Questo è un articolo pubblicato il 29-04-2013 alle 09:48 sul giornale del 30 aprile 2013 - 11760 letture
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