Libri&Cultura: 'Mancarsi' di Diego De Silva

Mancarsi di Diego De Silva 2' di lettura 03/06/2013 - Trascorriamo tempo su tempo a costruire numerosi castelli in aria sopra l'idea che la donna o l'uomo della nostra vita debba pur trovarsi da qualche parte e ci stia, come dire, aspettando.

Favoleggiamo incontri, tratteggiamo il partner ideale al quale non riusciremmo assolutamente resistere: magari, incrociando casualmente in metropolitana uno sconosciuto che ci affascina, gli appioppiamo il suo volto, il suo modo di muoversi o di parlare. Mi piacerebbe fosse come lui, o come lei, vagheggiamo. E mentre il treno serpeggia e frastuona nel sottosuolo della città, torniamo a sognare come bambini e stampiamo il sogno di un incontro sul finestrino.

L'incontro atteso da Irene e Nicola, i due protagonisti del libro di De Silva “Mancarsi”, si discosta un poco, ha un'altra morfologia. E' qualcosa di meno languido all'apparenza e forse più autentico. Di quelli che scendono dal cielo e ti colgono di sorpresa, senza preavviso, alle spalle. Non ne eri esplicitamente alla ricerca ma, in fondo, sotto sotto, non desideravi altro. Lo desideravi ardentemente. Perché sia Irene come Nicola provengono da una precedente situazione sentimentale fallimentare. Una malattia dell'animo che esige il più presto un antidoto. Ecco, l'incontro che in fondo loro desiderano non è quello di tutti i giorni, possiede tinte più seriose e acquista riflessi speciali. Ma non solo questo interviene sottilmente a legare le vite dei due.


Oltre i fallimenti e la necessità di un rimedio interiore, hanno in comune anche un luogo: un bistrot; frequentato da sempre. Tanto che, sulla parete all'interno, un poster di Buster Keaton seguirà l'evolversi delle vicende di entrambi: li osserverà sedersi allo stesso tavolino ma in momenti distinti della giornata, mancandosi così ogni volta e custodirà i loro pensieri. E' un po' ciò che fa lo stesso autore: li studia, nell'attesa che il loro incontro si realizzi. Spia nel loro passato e presente, valuta le loro vicende. E come Buster Keaton, li chiamerà a raccolta guidandoli nell'occasione finale di non mancarsi più.

“E’ così che Irene ha lasciato suo marito. Mica era sicura di riuscirci. L’ha detto, è successo. Parlava e intanto fissava l’orologio sulla parete della cucina. Avesse rimandato anche di un solo giorno non l’avrebbe più fatto, perché la notte, si sa, porta consiglio. Ma dove vado, cosa penso di fare, chi credo di essere. Il buonsenso ti ha già ridimensionato. Manco ti dovessi misurare col mercato e pesare quanto vali. E’ piuttosto volgare, il buonsenso. Abbassa il livello delle aspirazioni, valuta le possibilità di successo e soprattutto quelle di fallimento, calcola.” (Mancarsi, Diego De Silva, Einaudi Editore, 2012, 98 pp.)

APPUNTAMENTO: nel prossimo articolo della rubrica Libri&Cultura intervista allo scrittore Paolo Nori sul suo ultimo romanzo








Questo è un articolo pubblicato il 03-06-2013 alle 09:24 sul giornale del 04 giugno 2013 - 12200 letture

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