Libri & Cultura: Paolo Nori e 'La banda del formaggio'
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10/06/2013
- No, non è il caso di descrivere questo romanzo, sarebbe come descrivere l'acqua. Sì, è vero, Paolo Nori ha descritto anche l'acqua in una delle duecento e oltre pagine del libro, peraltro riuscendoci benissimo. Dunque, potrei almeno provarci, direte voi. Beh, proviamoci.
“La banda del formaggio” racconta di un editore, Ermanno Baistrocchi, che va in giro a far notare le impercettibili differenze tra i suoi libri e quelli delle altre case editrici. No, no ,no... non è questo, così sarebbe riduttivo, iniziare la descrizione così sarebbe fuorviante. Mi verrebbe da ricominciare (come accade anche ad Ermanno lungo il romanzo, più volte. Gli verrebbe da ricominciare).
“La banda del formaggio” è la storia di un gruppo di ex partigiani originario di Parma che al momento dell'armistizio non ha consegnato le armi e adesso, con quelle, se ne va in giro a rubare forme di formaggio assaltando caseifici; il socio di Ermanno, di nome Paride (o meglio Zioboja, ovvero l’intercalare che Paride inserisce una parola sì e una no, che ci sta nella frase come il formaggio in un bel piatto di pasta, aggiungo io), risulta invischiato nella vicenda. Allora è un giallo, mi direte voi? Mah, in realtà non è un giallo. No. No, no. Mi verrebbe di nuovo da ricominciare.
“La banda del formaggio” è la storia di un uomo, Ermanno Baistrocchi, alle prese con una casa editrice, una figlia, un genero che detesta, le corsette, la bicicletta, l'affettatrice rossa... Ma si potrebbe anche dire così, che forse è meglio: è la storia di un uomo amante della letteratura che un giorno si trova di fronte la porta di un albergo di Genova attendendo che si apra, la porta. Dopo un attimo di perplessità, “E be?”, non accadendo nulla, afferra la maniglia, l'abbassa e apre la porta.
Dovrei quasi esserci, con la descrizione. E' che manca qualcosa, forse la cosa più importante. Manca Paolo Nori. Voglio dire, la scrittura di Paolo Nori, la comicità nostrana, parmigiana, di Paolo Nori. Ecco, basterebbe dire: leggete “La banda del formaggio” solo per come Nori scrive. Verrete travolti e spinti a leggere ad alta voce, a gesticolare alzando la mano che non regge il libro. Perché la sua scrittura è... è... è Paolo Nori, punto. Anzi, virgola.
INTERVISTA
La tua scrittura, figurativamente parlando, a me fa pensare a un'avanzare ininterrotto e scaglionato, come un vagone dietro l'altro di un treno in corsa. Travolgente. Potresti spiegarcela come nel libro sei riuscito a fare con l'acqua, per chi magari non ti conoscesse ancora?
Credo di essere la persona meno adatta, a spiegare il modo in cui scrivo, non ci ho mai pensato e non ci voglio pensare, forse perché ho paura che mi succeda come nel paradosso del millepiedi, enunciato, se non sbaglio, da Plotino, che, se non sbaglio, diceva che una volta avevano chiesto a un millepiedi come faceva a muoversi, con tutti quei piedi, come faceva per esempio a decidere qual era il piede con cui partire e lui, quel millepiedi lì, non è stato più capace di camminare.
In una intervista video su Repubblica citi Luigi Malerba, il quale diceva di scrivere per capire quello che pensava. Cosa hai capito di più con questo tuo ultimo libro?
Luigi Malerba, quando gli han chiesto perché scriveva, ha risposto «Per capire quello che penso», che è una bellissima risposta però non è il mio caso, io scrivo per disperazione e di solito non capisco niente, e se, per caso, qualche volta, mi sembra di capire qualcosa, sono cose che non si possono dire.
Anche a me, come Ermanno, capita un po' di vergognarmi se la sera decido di accendere la TV. Perché ci sarebbe di meglio da fare e la scusa che accampo, sempre come Ermanno, è la stanchezza. Ti chiedo allora un'altra cosa che si vergognerebbe di fare Ermanno.
Ermanno non guarda la Tv, non ce l’ha, quindi siete diversi, mi viene da dire. Mi sembra che Ermanno si vergogni di tante cose; forse, principalmente, di suo genero.
Credo che questo romanzo abbia quella impercettibile differenza, ossia qualità superiore, rispetto a molti altri romanzi, quella che Ermanno come editore va in giro a far notare tra i suoi libri e quelli delle altre case editrici. "La banda del formaggio" va vissuto, va letto ad alta voce, non va interrogato. Per ciò, mi tolgo un po' dall'impiccio della domanda, chiedendo a Paolo Nori se c'è qualcosa che non è stato detto sul suo libro e vorrebbe dire o svelare.
Io, più che altro, in momenti come questo, quando il libro è appena uscito, sono qui ad ascoltare, a sentire l’effetto che fa, non ho chiavi di lettura particolari, non ho segreti da svelare, mi sembra di essere un lettore come gli altri e mi sembra che il mio punto di vista valga come quello di qualsiasi altro lettore.
In conclusione, una volta finita la lettura, mi è venuta come l'idea che, a salvarsi da questo surrealismo comico e il più delle volte malsano della vita di tutti i giorni, siano, qui, la Letteratura e l'affettatrice rossa. Ma, l'affettatrice rossa... esiste?
Premesso che, a me, la vita di tutti i giorni piace, e molto, mi sembra che esistano diverse affettatrici rosse; alcune le puoi trovare nella trattoria I corrieri, nel centro di Parma, un posto dove, per conto mio, si mangia anche abbastanza bene.
“Anche se non mi sono mai dato quelle arie lì che ci hanno quelli che fanno i latin lover, che un latin lover di Parma, non so, adesso, un latin lover va bene che sia siciliano, o pugliese, come Rodolfo Valentino, che quando ero un ragazzo, certi giorni che mi cambiavo tre camicie in un giorno, mia mamma mi chiedeva se pensavo di essere come Rodolfo Valentino, che tutti i giorni si metteva una camicia nuova, e tutte le sere la buttava via, mi diceva sempre mia mamma, allora uno così, va bene, è un latin lover, e è anche un po’ asino, secondo me, tutti i giorni buttar via una camicia nuova, ma uno come me che è emiliano e gli piace stirare? Ma dove vuoi che vada?” (La banda del formaggio, Paolo Nori, Marcos y Marcos, 2013, 223 pp.)
Questo è un articolo pubblicato il 10-06-2013 alle 11:20 sul giornale del 11 giugno 2013 - 12851 letture
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