Libri & Cultura: 'Mandami tanta vita', nella cinquina finalista Premio Strega 2013

4' di lettura 24/06/2013 - Paolo Di Paolo, autore di “Mandami tanta vita”, romanzo ammesso nella cinquina finalista del Premio Strega 2013, indossa una polo blu, blues-jeans, scarpe da ginnastica e ha un tablet con cui smanetta in attesa della presentazione del romanzo nella Libreria Coop di Pesaro in Corso XI settembre. Trent'anni compiuti da poco, un giovane attivissimo e laborioso come Piero Gobetti, il protagonista del suo libro: una figura intellettuale del primo novecento italiano.

LA TRAMA - "Moraldo, arrivato a Torino per una sessione d’esami, scopre di avere scambiato la sua valigia con quella di uno sconosciuto. Mentre fatica sui testi di filosofia e disegna caricature, coltiva la sua ammirazione per un coetaneo di nome Piero. Alto, magro, occhiali da miope, a soli ventiquattro anni Piero ha già fondato riviste, una casa editrice, e combatte con lucidità la deriva autoritaria del Paese. Sono i giorni di carnevale del 1926. Moraldo spia Piero, vorrebbe incontrarlo, imitarlo, farselo amico, ma ogni tentativo fallisce. Nel frattempo ritrova la valigia smarrita, ed è conquistato da Carlotta, una fotografa di strada disinvolta e imprendibile in partenza per Parigi. Anche Piero è partito per Parigi, lasciando a Torino il grande amore, Ada, e il loro bambino nato da un mese. Nel gelo della città straniera, mosso da una febbrile ansia di progetti, di libertà, di rivoluzione, Piero si ammala. E Moraldo? Anche lui, inseguendo Carlotta, sta per raggiungere Parigi. L’amore, le aspirazioni, la tensione verso il futuro: tutto si leva in volo come le mongolfiere sopra la Senna. Che risposte deve aspettarsi? Sono Carlotta e Piero, le sue risposte? O tutto è solo un’illusione della giovinezza?".

MORALDO E PIERO – Fallisce ogni tentativo di Moraldo per incontrare Piero. Ho preferito non avvenisse l'incontro tra i due (anche se comunque si sfioreranno) - dice l'autore -, per non lasciare in Moraldo quella sorta di delusione che può nascere se si fa conoscenza di una cosa che fino a quel momento si è solo immaginata, idealizzata. Come gli accade per l'appunto con Piero e come accade per esempio ad un lettore nei confronti di uno scrittore. E sorride Di Paolo, perché lui, in questo momento e in quanto scrittore, si sta mostrando ai lettori presenti alla Libreria di Pesaro. Ma c'è anche la paura, in Moraldo, che gioca un ruolo fondamentale - continua l’autore -. Ad allontanare i due, c'è la crepa che si crea tra l’impegno e il disimpegno, tra il mettersi in gioco rischiando la pelle, come farà Piero, e il restarsene in disparte ma tranquilli, senza grosse responsabilità e preoccupazioni, come invece farà Moraldo. Scelte di vita, dosi di coraggio.

TABUCCHI - Piaceva anche ad Antonio Tabucchi, amico e collega di Di Paolo, seppure tra i due correvano diversi anni di età, l'idea di costruire un romanzo intorno alla figura di Piero Gobetti, gli ultimi giorni di vita di Piero. Gliene aveva parlato un giorno a Parigi. Dovevano far visita assieme alla tomba dell’intellettuale torinese che si trova al Père-Lachaise. Poi, purtroppo, in quel periodo, Antonio è venuto a mancare. Questo aveva sempre intrigato Tabucchi - continua Di Paolo -, ovvero le vicende finali di un personaggio inserito in un preciso contesto storico. Dove il personaggio verrà inghiottito tragicamente da quello stesso contesto storico che lo ha accompagnato. Ciò che accade in qualche modo a Piero e ciò che accade anche a Monteiro Rossi in "Sostiene Pereira", il romanzo di Tabucchi. Troviamo un'altra analogia tra i romanzi dei due colleghi e amici, nei personaggi di Moraldo e Pereira: entrambi in difficoltà nello scegliere posizioni precise di fronte alla vita o ad un regime, quello fascista per Moraldo e quello salazarista per Pereira; ma quest'ultimo avrà uno scatto di rivalsa finale.

TORINO - Riguardo alle ambientazioni, invece, i lettori, soprattutto quelli torinesi, gli chiedono come ha fatto a ricreare così bene la città della Mole negli anni 20. Ciò che ho fatto - ci spiega Di Paolo - è documentarmi con vari romanzi, tra cui anche “Il garofano rosso” di Vittorini, per come si esprimevano i giovani all’epoca. Sono arrivato a consultare anche “La Stampa”, il giornale della città uscito durante i quindici giorni in cui la mia storia si sviluppa. Poi cerco di dimenticare tutto, ogni cosa a cui ho fatto ricorso, faccio tabula rasa. C’è anche da dire che, se si confrontano le foto della Torino di allora con la Torino di oggi, Via XX Settembre ad esempio, non noterete alcuna differenza. E’ rimasta tale e quale.

MANDAMI TANTA VITA - Paolo Di Paolo, colpito dall’emozionante epistolario di Piero e Ada Gobetti (Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926), non ha potuto fare a meno di scriverci sopra un affascinante romanzo d’atmosfera, “Mandami tanta vita”: quella vita che ognuno di noi, nei tanti momenti di sconforto, ha necessità di sentire. Necessità presente, anche in una figura tenace e caparbia come fu quella di Piero Gobetti.






Questo è un articolo pubblicato il 24-06-2013 alle 00:48 sul giornale del 25 giugno 2013 - 12839 letture

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