Libri & Cultura: 'Qui non crescono i fiori' di Luca Giordano
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15/07/2013
- Non cresceranno i fiori nel romanzo d'esordio di Luca Giordano, ma il suo talento, quello sì, possiamo esserne certi. Conosciamolo subito e meglio: qualche aggettivo che ti definisca? Non sono molto bravo a definirmi. Probabilmente anche per questo direi: difficile. Poi, sedentario e testardo. Ecco, detti questi sembra che non la penso benissimo di me. A 'sto punto aggiungerei: premuroso.
Si evince dal titolo che avremo a che fare con una certa indelicatezza, rudezza. Avendolo letto, direi piuttosto una delicata indelicatezza; poiché lavorata con cura e sapientemente dalle parole di Giordano. Togliamoci comunque la curiosità: perché il titolo "Qui non crescono i fiori"? Ho sempre pensato che fosse perfetto per descrivere in poche parole il luogo fisico in cui si svolge la storia, ma anche la situazione che vivono i personaggi. Farebbero di tutto per raggiungere il loro obiettivo, ma la possibilità di raggiungerlo è nulla. Non hanno molta speranza, così come non ha molta speranza chi crede che in un'isola del genere possano crescere dei fiori. E poi, per ultima cosa, è una frase molto simile a una che c'è in una poesia di Bukowski, Fuori posto. Se fossero in grado, i personaggi del mio romanzo avrebbero potuto scrivere una poesia molto simile. Riportiamo allora qualche verso della poesia di Bukowski: "Brucia all'inferno | questa parte di me che non si trova bene in nessun posto | mentre le altre persone trovano cose …Io sto bruciando all'inferno | da qualche parte nel Messico. | Qui i fiori non crescono."
Non c'è, insomma, una grande riserva di speranza per i principali protagonisti del libro, una famiglia di meccanici composta da un padre, Mario, e i suoi due figli, Salvatore e Damiano. Gente rude ma autentica, binomio che ritroviamo spesso. Abituata a sporcarsi le mani di grasso. Con un giardino-purgatorio, attorno alla casa in cui vivono, dove sbocciano solo pezzi di auto ed elettrodomestici fuori uso. In un'isola. Un'isola dove cani randagi affamati sotto un sole cocente cercano cibo. Ma anche la bellezza del mare che brilla coi suoi mille riflessi dall’alto delle scogliere. Una casa abbandonata, distrutta ed annerita da un precedente incendio: un nuovo gioco per il piccolo Salvatore. Il vizio dell’alcol, che pende come un pericolo sulla testa di Mario e il senso di colpa. Poi una madre, il mistero di una madre scomparsa da tempo. Misteri e sensi di colpa si intrecciano. Sensi di colpa che sbocciano e fioriscono, quelli sì, nelle menti dei più adulti... Giordano, come è nata la storia, il romanzo? Nasce da un articolo di cronaca vera. Due fratelli tengono nascosto un cane in una piccolissima gabbia e lo addestrano per dei combattimenti clandestini. Un giorno il più piccolo decide che è abbastanza grande per andare da lui e dargli da mangiare da solo. Si sbaglia. Da questo fatto ho iniziato a lavorare a una storia che, in un primo momento, si aggirava tra atmosfere fin troppo pulp. Non riuscivo a trovare la quadra e, forse, il problema stava nel fatto che avevo iniziato a lavorarci come sceneggiatura per un film. Col tempo ho capito che molte cose non funzionavano e che un romanzo sarebbe stata la forma migliore.
Segreti e sensi di colpa, in un certo senso, sono i motori che spingono avanti le pagine. Credi saranno mai capace i tuoi personaggi di liberarsene? Assolutamente no. E probabilmente anche loro ne sono certi. Quel "qui non crescono i fiori" per loro, più che un titolo, è una sentenza.
Hanno caratteri ben delineati, precisi, loro, i personaggi. Forti e risoluti. Quanto, Luca Giordano, è vicino o lontano dai loro modi di essere? Non so quanto ci sia di mio nei loro caratteri. Probabilmente, ed è una risposta semplicistica, c'è "qualcosa di mio in ognuno di loro". Più che altro mi piace pensare che, in quella situazione, farei esattamente tutto quello che fa Salvatore. Farei le sue scelte, dall'inizio alla fine.
Hai un rapporto personale con il luogo dove si ambienta il romanzo, l'isola? Non direi. Sono di Torino e ho vissuto per anni a Roma. Sono stato in vacanza per poco tempo in piccole isole e quella con cui ho un legame più stretto è l'Australia, che è qualcosa in più di un'isola. Però ho sempre creduto che Qui non crescono i fiori fosse da ambientare in un'isola. Negli anni ogni cosa di questa storia è cambiata, l'ho modificata anche radicalmente, non il luogo in cui si svolge.
E l'ostacolo più grande che hai incontrato lungo la stesura del romanzo? Paradossalmente proprio l'allontanarmi dalla sceneggiatura che avevo scritto. Non era facile, ma necessario. Ci ho messo parecchio e senza l'aiuto del mio editor probabilmente sarei impazzito.
La scrittura di Luca Giordano tocca spesso punti scoperti della realtà, punti vivi grazie ai quali possiamo riconoscerla e ritrovarci. Non ci gira certo intorno ma te la offre quale è. Scrivono: cinematografica. Soprattutto, direi, quando decide di inserire frasi di una sola parola. Come un regista che chiami "Pioggia!" e pioggia scenda. In che modo sei arrivato ad acquisire il tuo stile di scrittura? Sicuramente molto lo devo agli studi che ho fatto. Finito il liceo mi son subito buttato a Roma per studiare sceneggiatura e ho fatto quello per anni. C'è molto della scrittura cinematografica in Qui non crescono i fiori, ma penso che sia così anche perché ben si adatta alle atmosfere e alla storia. Più di questo, però, il merito è di una ricerca che ho portato avanti negli anni, scrivendo parecchio e, soprattutto, leggendo. Leggere aiuta più di ogni cosa.
Nonostante tutto, Mario e i suoi due figli, Salvatore e Damiano, hanno un posto in cui riescono ad essere veramente felici, un paradiso personale: la caletta, da cui partono verso il mare aperto con una piccola barca a remi. Tu hai un tuo "posto felice"? Sarei tentato di rispondere la curva dello stadio, la Maratona, ma mi trattengo. Per il resto, forse di un posto del genere non ne ho bisogno. Ne ho ancora tanti. Magari col tempo lo troverò.
Riallacciandomi proprio allo stadio, ho da farti la domanda che più mi preme di tutte. Premesso che sono Juventino, volevo chiedere come mai, Luca Giordano, torinese, tifa Toro piuttosto che Juve? Un altro mistero che va ad aggiungersi ai precedenti... Non l’abbiano a male i tifosi del Toro, stiamo scherzando ovviamente. Rispondendo a questa domanda potrei scrivere un saggio antropologico. Da ultras ti risponderei, Perché è giusto così. A Torino forse non siamo più in maggioranza, ma manca poco. Se ti devo dare una motivazione più sensata, invece, ti dico che quando ero piccolo sentivo le partite alla radio insieme a mio nonno. Lui è stato il primo a raccontarmi del Grande Toro e, da allora, non ho mai avuto dubbi. Tutto merito di nonno Mario, insomma.
Grazie a Luca Giordano - Qui non crescono i fiori, Isbn Edizioni, 2013, 198 p.
Questo è un articolo pubblicato il 15-07-2013 alle 09:02 sul giornale del 16 luglio 2013 - 15157 letture
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