Libri & Cultura: 'La pelle dell’orso' di Matteo Righetto
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22/07/2013
- "Il rumore del torrente era potente, ma aveva un che di dolce e costante. Ogni volta che Domenico si avvicinava alle sue rive gli fioriva nel petto un senso di grazia e insieme di forza". Questo accade a Domenico, protagonista indiscusso del romanzo "La pelle dell'orso", quando si dirige al suo torrente per pescare.
Identico pensiero nasce a chi ha sfogliato le pagine forgiate da Matteo Righetto: il romanzo era potente, ma aveva un che di dolce e costante. Ogni volta che lo leggeva, gli fioriva nel petto un senso di grazia e insieme di forza.
La natura, gli animali, l'uomo, le armi, un amo... tutto toccato da una poesia potente-asciutta-dolce-sincera. In modo cristallino si succedono le parole come l'acqua di certi torrenti di montagna, come il Codalonga. L'uomo è burbero, assomiglia alle vette solenni che abita. E per certi grandi animali che lì si muovono, nei pressi delle Dolomiti, l'aurea di mistero che li circonda non affievolisce mai.
E a tal proposito, quell'orso: El Diàol lo chiamano; è un incubo. E' uno di quei mostri che affollano gli incubi la notte. Domenico e suo padre, Pietro Sieff, vogliono ucciderlo. Inseguono le tracce, o meglio, il suo fetido odore di marciume, morte, inferno. Bisogna avere un gran coraggio e importanti motivazioni; la voglia di andare oltre. Domenico ha il senso dell'avventura, vuole imitare il grande Tom Sawyer. E un'altra cosa lo spinge: la necessità di ricevere affetto da suo padre. E quella di cacciare l'orso assieme è una buonissima opportunità da sfruttare. Il ragazzo si formerà. Da parte sua, il padre, Pietro, ha anche lui i suoi buoni motivi.
Non ci sono o forse non servono altre parole per questo romanzo. Una volta concluso "La pelle dell'orso" sembrerà d'essere appena ritornati da una di quelle eccitanti e seriose esperienze tra la natura. Siete stanchi ed ancora attraversati dal riverbero dell'eccitazione; e per l'appunto: soprattutto silenziosi e di poche parole. E vi rigirate dentro l'esperienza come farebbe un buon bevitore, ma tra il palato e la lingua, con il suo scotch o una buona grappa.
Matteo Righetto (Padova, 1972) è docente di lettere e scrittore. Ha fondato il movimento letterario Sugarpulp e ha ideato il progetto Scuola Twain, di cui è direttore. Con Tea ha pubblicato Savana padana (2012). Su twitter: @Matteo_Righetto.
Questo è un articolo pubblicato il 22-07-2013 alle 08:00 sul giornale del 23 luglio 2013 - 11792 letture
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