Libri & Cultura: 'Come l'acqua del lago'
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05/08/2013
- E' meraviglioso, il Lago delle Sette Chiese. La sua acqua è limpida come il cristallo e molte leggende si poggiano sulle sue sponde. Anche la storia di Leo profuma di bosco e di umido, come gli strani poteri degli spiriti, le fate che fluttuano, gli incanti spezzati dai veri mostri che non sono orchi, ma uomini.
Ci sono profezie, visioni, sogni e magie, ci sono Gaia e gli altri con lei. L'autore ci trascina in un'avventura che mescola sapientemente il sapore epico degli high fantasy con la dolcezza di una favola della buonanotte, in un'alchimia che lascia il segno. Sette amici, cresciuti e divisi nell'infanzia, torneranno a ritrovarsi. Un ragazzo, venuto a conoscenza di essere stato adottato, dovrà ripercorrere una realtà dimenticata, ricostruendola su sfumati ricordi. La scoperta di essere vissuto per lunghi anni in una comoda bugia, lo porterà ad accettare l'assurdo di un mondo incantato, come una verità nuova, capace di lenire le ferite di un mondo banale. Partirà alla ricerca delle vere origini, del vero paese natio, delle motivazioni riguardo la propria adozione e, in tutto questo, scoprirà la ricerca più importante, quella di se stesso.
"Come l'acqua del lago" è la prima opera di Marco Mancini pubblicata con Vertigo Editore, anno 2013. In libreria da Agosto.
Marco Mancini ha 35 anni e vive a Pesaro. Lavora presso la cooperativa sociale A.L.P.HA. nel ruolo di educatore. Opera nel servizio per i disagi psichiatrici da più di dieci anni. Ama da sempre la scrittura perché la considera un modo semplice ed efficace per approfondire la conoscenza con se stessi.
Alla domanda "Da quando hai iniziato a scrivere?" risponde così: “Ho iniziato a scrivere quando me l’hanno insegnato. Praticamente, da sempre. Magari scrivevo il mio vissuto, cose alle quali non trovavo un senso, quindi particolarmente dolorose. Scriverle era come viverle una seconda volta, ma l'effetto era diverso. Era come rivedere un film, questa volta coi sottotitoli, e poter mettere pausa quando ne sentivo il bisogno. Con questo metodo, non capivo certo il senso delle cose, ma mi aiutava ad accettarle. Ecco, una sorta di auto terapia. Se non altro, sono riuscito a capire meglio come funziono... di qui a scrivere romanzi fantastici, il passo è stato breve.”
Questo è un articolo pubblicato il 05-08-2013 alle 08:00 sul giornale del 06 agosto 2013 - 13312 letture
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