Vivere Libri: la magia della Finlandia con 'L’anno della lepre', di Arto Paasilinna

4' di lettura 19/12/2013 - Un leprotto spaventato fugge in mezzo alla foresta. Ferito, cerca riparo in un angolo di quella immensa distesa verde che ricopre la Finlandia, conosce bene la foresta e la fresca sensazione di libertà che si respira in mezzo a quella natura incontaminata. Un uomo, instancabile, gli corre dietro... un quarantenne robusto che fugge da qualcosa, ed è completamente ignaro di quello che l’attende davanti a sé. Forse la ferita più grande è proprio la sua.

E’ Kaarlo Vatanen, giornalista, stanco del suo lavoro, della sua città, di sua moglie, inseguendo il leprotto si chiude alle spalle un mondo che non riconosce più. Troppo rumorosa la città per uno spirito libero come lui. Troppo pressanti gli isterismi di una moglie mai così estranea. Troppo grigio quel mondo per lui, abituato a sognare i boschi, i laghi, e l’immensa taiga del paesaggio finlandese. E così il leprotto ferito finisce per diventare il pretesto per una fuga da tutto questo. Insieme, vanno incontro alla Finlandia, straordinario paese dove il verde e l’azzurro accecante ubriacano i sensi. E dove il silenzio primordiale della natura è ancora capace di scuotere l’anima.

Inizia così il più noto romanzo di Arto Paasilinna, esponente di spicco della letteratura finnica contemporanea, spesso ingiustamente sottovalutata e praticamente ignorata dal grande pubblico. L’anno della lepre, pubblicato in Italia dalla casa editrice Iperborea, è considerato un autentico “cult-book” nei paesi nordici, capace di accompagnare intere generazioni di lettori. La Finlandia, con il suo sterminato patrimonio naturalistico, si diceva, sede ideale per la fuga. Una fuga inconcepibile per paesi come il nostro, ricchi di storia, di arte e di cultura, ma messi alle strette da spazi angusti e da un eccessivo, storico sovrappopolamento. Un contesto, questo, che ha più volte aperto le porte al compromesso, al sotterfugio, al gioco politico crudele, alla lotta per la sopravvivenza.

Da questo punto di vista, la natura è stata molto più clemente con i finlandesi, concedendo loro la possibilità di riscoprire in luoghi ameni e solitari, ma mai desolati, il luogo della pace, la via di fuga verso spazi incontaminati. Fu così anche con l’invasione dei russi, coi finlandesi capaci di resistere eroicamente tra i ghiacci del grande nord, protetti dalle bianche foreste silenziose, salvando così la loro democrazia e la loro libertà. E sarà così anche in seguito, quando il gigante sovietico farà pesare come un macigno la sua ombra sull’unico paese occidentale ai confini. Un confine sottile, fittizio, quello che, tagliata in due la Karelia, fu crudelmente tracciato in mezzo ad una natura selvaggia e indivisibile. Quella stessa natura sede non solo di uno spazio sociale e di una fondamentale risorsa economica, ma anche e soprattutto di una dimensione morale estranea all’inganno e al compromesso.

La fuga di Vatanen da una società urbanizzata che lui, finlandese autentico, non può più riconoscere, si spinge fin lì, ai confini, dopo un lungo girovagare segnato da episodi grotteschi e paradossali, dove la pungente ironia dell’autore non risparmia politica, chiesa e mass media da una critica feroce. Un ritmo serrato accompagna il folle viaggio di Vatanen e sottolinea il gusto quasi esasperato dell’autore per il dissacrante. Il mondo del giornalismo, descritto come piatto e disinformante, capace di spegnere le passioni genuine del protagonista e dell’autore stesso, è il bersaglio preferito di Paasilinna, la vera gabbia di illusioni fittizie da cui l’uomo col leprotto cerca di affrancarsi.

E Vatanen va, accompagnato dal suo amico fedele, addentrandosi in quel pezzo di Finlandia ignoto ai turisti, estraneo alla gabbia oppressiva dei media, a fischiettare libero nei boschi, riscoprendo l’essenza più autentica dello spirito libero finlandese, legato alle cose più semplici della vita. Nel freddissimo inverno del 1940, l’esercito finlandese, al riparo tra le chiare nevi della Lapponia, resistette prima e respinse dopo i giganti invasori dell’impero sovietico. Qualche decennio dopo, Kaarlo Vatanen sfugge ai fantasmi della modernità, torna a caccia di se stesso. Un uomo ferito e spaventato sulle tracce di un leprotto instancabile.






Questo è un articolo pubblicato il 19-12-2013 alle 20:14 sul giornale del 21 dicembre 2013 - 10510 letture

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