Libri & Cultura: letture sotto l'albero, i viaggi italiani di Hermann Hesse

4' di lettura 27/12/2013 - In un’epoca fortemente caratterizzata dal multiculturalismo, dove il mescolarsi, spesso caotico, di popoli, lingue, usi e costumi ha raggiunto livelli inimmaginabili sino a qualche decennio fa, in un mondo dove i sociologi tornano a interrogarsi sul concetto di identità culturale e su problematiche nuovamente alla ribalta, che vedono nel concetto stesso di patria il loro nucleo fondamentale, la letteratura ci consegna preziose chiavi di interpretazione di quanto accade attorno a noi.

E non lo fa, o almeno non solo, attraverso gli occhi di chi vede dal vivo il mondo contemporaneo, ma trae spesso le sue migliori rappresentazioni proprio partendo dalla prospettiva di autori “universali” del passato. Non sorprende per questo che un autore come Hermann Hesse, a distanza di anni dall’apice della sua produzione letteraria, continui a riportare un così largo seguito, trovando spesso proprio tra i giovani i suoi lettori più attenti.

Sarà per la sua concezione della vita, o sarà per il suo grande amore per i viaggi, sempre in bilico tra istinto e ragione, stabilità e piacere della scoperta. A partire dai romanzi più famosi, passando per i racconti più brevi e forse meno noti al grande pubblico, tutto questo mondo si sviluppa e trova la sua ideale espressione proprio nel concetto stesso di viaggio. Nel linguaggio di Hermann Hesse, il viaggio, inteso come appassionato vagabondare, richiama fortemente l’immagine del viandante senza patria, capace al tempo stesso di sentirne intimamente il bisogno, lungo un percorso spirituale di ricerca di un’identità perduta, identità che è poi sociale, politica, culturale ed ideologica.

Ed è in questo senso che emblematicamente possiamo individuare nella figura dell’autore vagabondo il riflesso stesso dell’uomo di oggi, sia di quello dell’inizio di un secolo, il ‘900, scenario di straordinari cambiamenti, che di quello indifeso di fronte alla tragicità delle guerre, combattute in nome di un aberrante ideale razziale e della degenerazione del concetto di identità nazionale. Ma non è tutto, perché alla ricerca di un’identità perduta, all’inizio di un viaggio alla riscoperta di se stessi e del mondo circostante intrapresi dall’autore, si associa anche la figura dell’uomo di oggi, travolto dalle mille forme di una società iper-complessa e per questo indifeso e privo delle certezze identificative del passato.

In questo senso Hesse, nel suo viaggio ideale, coglie le paure e le speranze di tre diverse generazioni, lontane nel tempo ma unite dal sottile filo della disgregazione psichica e sociale. E il vagabondare dell’autore, “piacevole vagare nelle notti d’estate tra azzurri bagliori”, lo porta, inevitabilmente, a scoprire i paesaggi più nascosti di un’Italia spesso meta ideale della sua ricerca, dove, come ricorda egli stesso, “mi spingo con occhi desiderosi oltre il Po e l’Appennino, attraverso le verdi valli della Toscana, lungo le insenature blu e gialle della Riviera e sbircio giù fino alla Sicilia…”.

Venezia, Firenze, Siena, ma anche Cremona, Bergamo, La Spezia. Rileggere oggi Hermann Hesse significa riscoprire un’Italia completamente diversa, in un percorso ideale dove troviamo i luoghi più famosi affiancati da una sorta di “geografia minore”, che prevede un itinerario non convenzionale, ricco di paesaggi e capolavori dell’arte spesso sconosciuti alle grandi masse. E proprio in questo viaggiare, “quella voglia pericolosa di pensare senza timori di sorta, e di voler trovare una risposta da tutte le cose”, proprio in questo vagabondare inteso non come fuga, ma come ricerca, scoperta, come quella sete di conoscenza che non può essere placata dai soli libri ma per cui è necessario “mettere il cuore e il sangue”, è in tutto questo che l’autore trova la sua dimensione ideale, sospesa in un percorso cui gli itinerari italiani conferiscono un decisivo impulso narrativo.

E ci piace immaginarcelo così, Hermann Hesse, nel lontano 1920, impegnato a percorrere stretti e isolati sentieri nelle assolate campagne toscane, o ad arrampicarsi lungo vie impervie alla ricerca di uno scorcio, di un mirabile paesaggio. O fermo sul ciglio di una strada, a osservare trasognato la piazzetta colorata di un paesino sperduto tra le montagne.

Allora, con altri pensieri voglio ripercorrere tali strade, origliare ai ruscelli, spiare i cieli serali, sempre e poi sempre”. Profondamente partecipe alla storia umana ma, al tempo stesso, come ogni buon viandante, ben al di là del “fermo e quotidiano scorrere delle cose”.






Questo è un articolo pubblicato il 27-12-2013 alle 11:26 sul giornale del 28 dicembre 2013 - 9946 letture

In questo articolo si parla di libri, cultura, letteratura, viaggi, italia, bergamo, venezia, sicilia, firenze, germania, siena, La Spezia, toscana, cremona, viaggiare, Paolo di Toro Mammarella, hermann hesse, letteratura tedesca, libri per natale, viaggi italiani, siddhartha

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/Wvb

Leggi gli altri articoli della rubrica libri & cultura