In un libro la storia del “self-made man” barese, imprenditore motociclistico, Costantino Feroni

4' di lettura 17/03/2021 - Un agile libretto, edito da La Matrice di Bari, ripercorre rapidamente (con ampio corredo di documenti e, soprattutto, foto), la storia di Costantino Feroni (“Costantino Feroni – Imprenditore e pioniere del motociclismo pugliese”, pp.116, €. 15).

Autori, Angela M. B. Feroni, nipote di Costantino, e Sabino, figlio: con l’aggiunta di varie testimonianze (il nipote, di nome anche lui Costantino, Fausto Campanozzi, medico e motociclista, Domenico Laforgia, docente ordinario di Macchine alla facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento e Direttore del Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia). Ma chi era, Costantino Feroni?

Costantino nasce nel 1905 a Bari, da Sabino Feroni, barese, e Maria Cristina Massielli, di famiglia originaria delle Murge. Al governo del Paese, in quel momento c’è, per la seconda volta, il piemontese Giovanni Giolitti: che, dopo aver lasciato la guida dell’esecutivo a marzo, la riprenderà, per altri 3 anni ed avviando un lungo periodo come Premier, nel 1906. In quegli anni, l’uomo di Dronero, al di là delle note compromissioni con la politica sporca e la malavita, avvia un primo embrione di politica meridionalistica, coi finanziamenti pubblici alla Basilicata, la costruzione dell’acquedotto pugliese (che sarà poi completata dal fascismo) e la realizzazione del primo impianto siderurgico dell’Ilva a Bagnoli, vicino Napoli. La Puglia inizia anch’essa – tra luci e ombre, forti realizzazioni e gravi manchevolezze - il suo decollo economico: Sabino Feroni, da ragazzo apprendista nella riparazione delle bici, apre una sua officina a Bari.

Il figlio Costantino, entrato piccolissimo nell’officina di famiglia, apprende rapidamente il mestiere del padre, diventando poi bravo meccanico e ciclista; nel 1924, i due diventano concessionari per la vendita di motocicli e ricambi della ditta Gilera di Arcore (il paesino lombardo limitrofo a Monza, ancora ben lontano dai futuri …fasti berlusconiani, dove l’industriale Giuseppe Gilera ha creato dal 1920 un vero e proprio stabilimento).

Negli anni successivi, Costantino, perduti i genitori tra il ‘28 e il ’35, e sposatosi nel ’36 con Beatrice Ranieri (che gli darà 6 figli, 3 maschi e 3 femmine), dal rapporto fiduciario con la Gilera passa gradualmente a quelli con la Motobenelli di Pesaro e soprattutto, dal '47, in piena ricostruzione postbellica, con la Moto Guzzi di Mandello del Lario. La collaborazione con la Guzzi resterà fondamentale per il giovane “self-made man” barese, che organizza tutta una rete di agenti e procacciatori d’affari. Sono questi, tra fine dei ’40 e primi dei ’60, gli anni del boom economico post Seconda guerra mondiale: gli anni, in Puglia, di Padre Pio e di Domenico Modugno (che trionfa a Sanremo nel ’58 e nel ’59, in un clima piu' disteso rispetto ai primi anni ’50), del sindacalista Giuseppe Di Vittorio (che muore nel ’57)e del politico emergente Aldo Moro. Che nel ’72, all’ Expo-Sport di Bari, visiterà lo stand Moto Guzzi, intrattenendosi con Costantino sulla nuova creazione della Guzzi, la mitica V-7.

Intanto, il Sud prosegue la sua lunga, quanto difficile marcia. Nel 1950, la legge del 10 agosto istituisce la Cassa per il Mezzogiorno, di cui la Puglia si avvantaggia con la riforma fondiaria e gli aiuti alle aziende locali, specie baresi, nelle forniture agli enti pubblici: che si riforniscono, grazie anche alla concessionaria Guzzi di Feroni, di motociclette, scooter, motocarri. Mentre i privati, anche nelle campagne, si motorizzano rapidamente (chi non ricorda la motozappa, protagonista, nel Dopoguerra,della motorizzazione, in tutta Italia, anche del lavoro agricolo)? Intanto, la Fiera del Levante a Bari e le altre esposizioni, le sfilate di moto sui lungomare, le gare motociclistiche, come la mitica Milano-Taranto (iniziata già nel ’37), diffondono ulteriormente nel Paese la passione per le moto. Nel ’65, infine, Costantino e i figli Sabino e Gaetano avviano un altro importante rapporto di agenti, e poi concessionari, con la Piaggio di Pontedera (che, nel ’67, presenterà al pubblico lo storico ciclomotore ”Ciao”).

Costantino Feroni muore, dopo breve malattia, nel maggio 1988, lasciando ai figli Sabino e Nicola il compito di portare avanti l‘azienda di famiglia. Lo stesso anno nasce il “Motoclub Costantino Feroni”. Nel 2003, infine, proprio Gilera, Guzzi e Piaggio si riuniranno, insieme ad altre aziende minori, in un supergruppo motociclistico presieduto dal manager mantovano, di origini baresi, Roberto Colaninno.






Questo è un articolo pubblicato il 17-03-2021 alle 02:41 sul giornale del 18 marzo 2021 - 192 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, Fabrizio Federici

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